Il Viaggiatore che arriva a Lisbona, dopo una rincorsa lungo tutta la penisola iberica, si trova in bilico in punta di piedi, sospeso tra l’Atlantico e l’Europa. Rimane lì, con le braccia spalancate come la copia del Cristo del Corcovado che domina la foce del Tago, sbigottito all’idea che quella sia realmente una linea di confine e che l’unica via sia quella del ritorno.

Ritorno e sospensione.
Questa è l’essenza di Lisbona, una anziana Signora sdraiata lungo le rive del dulce Tejo, con la testa nel Bairro Alto, le tette nella Rua Augusta ed il cuore, il grande cuore, nell’Alfama.


Sono arrivato a Lisbona nelle peggiori condizioni possibili. La mia testa ed il mio cuore erano pieni delle note struggenti di Dulce Pontes e Teresa Salgueiro, dei capolavori di Saramago, Pessoa e Tabucchi, delle foto di tanti Maestri che l’hanno ritratta. Molte altre volte, nei viaggi così come in amore, mi sono accostato al sogno pieno di certezze e ne sono uscito ricco di delusione….
Così sono arrivato a Lisbona timoroso di scoprire che la realtà fosse di nuovo un passo indietro ai sogni del Viaggiatore.
Ma è bastato poco per decidere di buttare via la preziosa guida e la precisa mappa acquistate, per affrontare il cammino mille altre volte imboccato nei sogni e lasciarsi perdere in quei vicoli carichi di vita scolpiti nel cuore della città.



A Lisbona il Viaggiatore può perdersi senza mai sentirsi sperduto; può non conoscere il passo, ma riconosce il cammino, guidato da un etere pervasivo fatto di gente, di umanità, di una lingua magari sconosciuta ma di una bellezza sovrannaturale: fai presto a convincerti che la lingua degli Angeli non può che essere il Portoghese e la voce del Fado te ne dà la prova….
(Per favore, provate ad ascoltare “Lagrimas” o “Cancau do Mar” nella versione di Dulce Pontes e capirete; poi provate ad immaginare di ascoltarla in un vicolo dell’Alfama e capirete anche perché mi sono fermato con gli occhi lucidi….)





Lisbona non è come le altre grandi Capitali. Lo splendore del passato – decadenza di oggi – è indossato con una dignità che solo la Storia può concederti; non esiste vergogna o imbarazzo nel mostrarsi, l’antico si integra nel nuovo e nel turistico con una naturalezza a noi sconosciuta.




















